Potatura e Coltivazione dell' olivo in Toscana (ed Italia)

 

Realizzato da Franco Santalena, con la collaborazione del Prof. Ezio Augusti Docente all' Istituto di Agraria di Pescia - Pistoia - Italia

L' olivo e la sua coltivazione

Indice materie trattate:

La potatura e le forme di allevamento

Glossario delle terminologie

Tipi di potatura

Branchetta di cima potata e da potare

Branchette varie

Cespuglio

Monocaule libero

Monocono

Palmetta ed ipsilon

Potatura di branchetta

Taglio di ritorno su branchetta

Diverse potature di branchette

Vaso cespugliato

Vaso classico

Vaso policonico

 

Foto e disegni

Differenziazione gemme

Foto di cime

Foto di monoconi

Foto di olivi coltivati a vaso

Foto di olivi coltivati ad ipsilon

Foto di piante varie

Foto di potatura di punte

Foto di potature di allevamento

Rametto fiorito

 

Le cultivar

Carboncella

Carolea

Casaliva

Coratina

Manzanilla

Nocellara del Belice

Ogliarola

Peranzana

Taggiasca

 

 

80 foto e descrizioni di

cultivar autoctone Toscane

a cura A.R.S.I.A.

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Temi vari

LA CONCIMAZIONE DELL'OLIVO

Carie o "Lupa"

Calendario raccolta olive

Associazioni & Consorzi nazionali

Associazioni & Consorzi regionali

 

 

L’olivo è una delle piante più coltivate al mondo, con circa 810 milioni di esemplari, di cui l’88% nell’area mediterranea.

Anche in Italia la coltura dell’olivo riveste notevole importanza agronomica, con circa il 7% della SAU, di cui 2/3 in coltura specializzata e 1/3 in coltura promiscua.

La coltura dell’olivo è la coltura arborea che sta trovando maggiore rispondenza nell’applicazione dei metodi di coltivazione biologica, sia per ragioni tecniche e colturali, sia perché l’oliveto è un agroecosistema fra i meno alterati dall’azione dell’uomo.

L’olivo si adatta a condizioni di scarsa disponibilità idrica e nutrizionale, riuscendo a vegetare e produrre anche su terreni molto ricchi di scheletro, dove ogni altra coltura arborea risulterebbe impossibile, garantendo comunque un reddito.

La pianta poi, ha anche un valore ecologico, di conservazione dei terreni fortemente declivi ed un valore paesaggistico non trascurabile, grazie alle caratteristiche dei tronchi e del fogliame.

L’olivo è una pianta tipicamente xeromorfa, con foglie piccole, fornite di cuticola spessa.

L’apparato radicale, piuttosto superficiale ma espanso, è in grado di assorbire acqua dal terreno, anche quando i valori tensiometrici sono estremamente bassi.

Il clima ideale è un clima di tipo temperato, con temperature minime non inferiori a 8 - 10° C sotto zero, soprattutto in certi periodi, quando la pianta è in attività vegetativa.

L’altitudine a cui può essere coltivato, non supera generalmente, i 500 - 600 m.s.l.m. alle nostre latitudini.

Il fabbisogno minimo di acqua è di 200 - 400 mc/ha, a seconda delle altre variabili climatiche.

Per il resto, si adatta bene alle diverse condizioni climatiche ed edafiche, anche se si avvantaggia, come le altre piante, di terreni relativamente profondi e fertili, dove le produzioni spuntano i migliori valori.

La sua adattabilità è dovuta, in particolare, alle numerose cultivar selezionate, più che altro, dalle diverse condizioni climatiche che si verificano nell’ampio areale che interessa la coltura.

Esistono, infatti, cultivar autoctone, nei vari ambienti, ben adattate, ma in parte, sostituite da altre cultivar a maggiore produttività.

Ultimamente però, anche per effetto dell’agricoltura biologica, si registra una certa inversione di tendenza e la ricerca di ecotipi in grado di svilupparsi in particolari condizioni climatiche e pedologiche, con funzione quindi, di maggiore rusticità, minori rischi biologici e di attacchi parassitari.

Nell’agricoltura biologica, la valorizzazione di cultivar autoctone diventa una scelta tecnica essenziale per garantire maggiore resistenza alle avversità climatiche e fitopatologiche.

Le cultivar autoctone più note in Toscana sono:
Frantoio, Leccino, Moraiolo, Maurino, Madremignola e Pendolino.

Fra queste, quella che presenta maggiore resistenza al freddo è il Moraiolo, segue il Leccino e le altre; Maurino e Pendolino sono impollinatori, assolutamente necessari.

 

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Perché ho chiamato questo sito olivocultura e non olivicultura:

 

Perché durante un corso di potatura degli olivi, il Prof. Ezio Augusti, mi ha fatto intuire che ogni olivo ha un "suo carattere", e che sarebbe sbagliato trattare tutti gli individui di un oliveto alla stessa maniera.

Questo ha accentuato in me l'amore ed il rispetto per questa magnifica pianta.

Franco Santalena

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